Speciale Unnamed Footage Festival: “Descent to Darkness: My European Nightmare” di Rafael Cherkaski

Uscito su YouTube col titolo Sorgoi Prakov, my European Dream, ma diffuso poi con il titolo Descent to Darkness: My European Nightmare anche all’Unnamed Footage Festival dove ha avuto la sua World Premiere, il film di Rafael Cherkaski è un viaggio criptico e agghiacciante nella mente di Sorgoi Prakov, un turista est-europeo di un paese inesistente che decide di documentare il suo viaggio in giro per l’Europa. A Parigi, la prima tappa del viaggio, Sorgoi, armato di videocamera legata alla cintura e un’altra attaccata alla testa, diventa un vero e proprio CineOcchio ambulante, sempre più succube di un mondo che non conosce ma di cui sembra non avere affatto paura. Sorgoi viene derubato, schernito, picchiato, ma continua comunque a riprendere tutto, nell’idea che montando tutto qualcosa possa tornare ad avere senso. Il film si frammenta sempre più in migliaia di brevi scene “griffithianamente” sempre più corte e alternate, come se avvertissimo concretamente il lavoro di taglia e cuci compiuto ai danni della materia prima, l’immagine. E dunque via con sovrimpressioni, skews, alternanza di punti di vista, diffrazioni di luce. Il giustificativo found footage, cioè letteralmente il motivo per cui stiamo osservando tutte queste situazioni irrealistiche ed esse vengono dirette, è diegeticamente coerente con il personaggio di Sorgoi, dannatamente vittima della sua immagine e sempre più desideroso di vederla degradata, sporca e sgradevole. Dominato da strani demoni, Sorgoi finisce per uccidere, distruggere e torturare, sfidando tutta la hybris possibile e dimostrando allo spettatore che è lui l’inestinguibile potere che regola il film, e che potrà distruggerci quando vorrà.

Sorgoi Prakov è forse il primo found footage che si interroga esplicitamente sull’importanza della topografia nella breve storia del cinema Postmoderno. La mappa che traccia sulle pareti della sua camera d’albergo, tutta biglietti e linee distorte, sembra indicare un disagio fisico nei confronti di un viaggio/vagabondaggio senza via d’uscita. L’Europa in Sorgoi Prakov è un labirinto di volti e di situazioni, deforme e imperscrutabile anche quando ritratta nelle sue icone più intense (la Tour Eiffel); e Sorgoi, che tenta di divenire icona del suo stesso viaggio, aspira alla fine a bruciare tutto, a permettere al demone Immagine di riappropriarsi di ciò che è suo, di mostrare anche l’inconoscibile e l’irraggiungibile. La follia di Sorgoi è letteralmente nell’economia dell’immagine girata, tanto che tutte le sue azioni diventano una sorta di performance di denuncia contro la mancanza di accoglienza e la paura del diverso. Una schizofrenia esibizionistica, capace di analizzare e scandagliare se stessa. Il suo arrivo in Europa sembra rappresentare, facendo uno sforzo più concettuale, il viaggio stesso dell’horror found footage in Europa, in contrasto con la realtà americana; ed è la stessa attività di aspirante youtuber di Sorgoi a indicare proprio la volontà di appartenere a uno standard però inaccettabile. Considerando il bassissimo budget di realizzazione, il film di Cherkaski è davvero un corpo estraneo e più anarchico che indie, quasi un film surrealista o d’avanguardia, che giunge come una bomba a orologeria a ristrutturare i canoni dell’horror del Terzo Millennio, pur nella sua povertà, dimostrando che l’orrore è fatto soprattutto di fango, sangue e schifo.

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