Speciale Festival di Venezia 75 – “Vox Lux” di Brady Corbet

Vox Lux 
Il nuovo film di Brady Corbet alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Biennale di Venezia 2018 

L’importanza della Pop culture è ciò che il contemporaneo, ancora, fatica a riconoscere ed accettare, il cinema ha mosso, recentemente, le sue riflessioni più estreme con lo “Spring Breakers” di Harmony Korine e il “The Neon Demon” di N.W. Refn, entrambi film di superfici, sguardi fluidi e privi di giudizio verso i lasciti di un immaginario in continuo divenire.

Ma con Vox Lux, il giovane Brady Corbet, a differenza dei suoi colleghi, prende le distanze dal fenomeno, non per rigetto, ma per ricostruzione, per puro interesse analitico: Vox Lux è un saggio su ciò che il Pop ha rappresentato e continua a rappresentare per il contemporaneo.

La protagonista Celeste, quindi, vittima della violenza insensata della società Americana è la manifestazione carnale del Pop, è il canalizzatore del dolore e dell’insensatezza del quotidiano, è l’appiglio empatico dell’individuo contemporaneo immerso nel caos.

Ma ragionare sul Pop è innanzitutto discutere sulle sue Icone, ed è raffinato il lavoro intrapreso da regista: assurgendo alle funzioni della Fede, il Pop ha bisogno delle suoi sacerdoti, e quindi Jude Law, definitosi recentemente come il Nuovo Papa, interpreta il Manager discografico della protagonista; il mutamento da donna ad icona di Celeste, invece, è reso dal passaggio istantaneo tra due attrici, Raffey Cassidy, neo icona emergente, crescerà improvvisamente, tramutandosi in Natalie Portman, icona Popolare già ampiamente definita.

A suggellare il contesto iconografico sarà Sia, una delle referenti di maggiore importanza della musica Pop, autrice e cantautrice, suoi infatti sono i brani intonati dalla protagonista.

Il tracciato immaginifico contamina, ovviamente, anche il piano visivo, dal videoclip alle riprese di un lungo concerto, passando per tormentoni del tempo e montaggi sincopati.

Vox Lux senza la dissacrazione del cinema Koriniano, dimostra, comunque, di essere consapevole e lucido nel suo sguardo, tracciando un percorso critico necessario per la comprensione del nostro contemporaneo.

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