Marble Hornets di Troy Wagner, Joseph Delage, Tim Sutton (2009-2014)

Marble Hornets è una web-series horror found footage andata “in onda” sulla piattaforma YouTube tra il 20 giugno 2009 e il 20 giugno 2014. Molte definizioni si rincorrono sul web: c’è chi parla, appunto, di web-series, e c’è chi parla di Alternate Reality Experience, cioè a dire un’esperienza che ricorre alla materia prima del reale (o, se vogliamo, del virtuale web, che non è altro che un reale “trasfigurato”) e ai suoi spazi, ma è di fatto un’esperienza altra, che rimanda a una dimensione straniante di ri-contestualizzazione o addirittura de-contestualizzazione. Per quanto probabilmente non il primo esperimento in questa direzione, Marble Hornets è comunque il responsabile di una lunga serie di operazioni reali/virtuali che si sono susseguite sul web e che hanno in qualche modo introdotto la trans-medialità come aspetto fortemente ludico.

Per rendere ancora più chiaro il concetto, si riporta un chiaro esempio che la dice lunga sugli spazi chiamati in causa da Marble Hornets: su un forum di nome somethingawful il protagonista fittizio Jay (Troy Wagner) posta a nome di ce gars il 18 giugno 2009 (data riportata dalla Timeline di marblehornets.wikidot) il seguente commento

“About two or three years ago, a film school friend of mine, Alex, was working on his first “feature length” movie. It was called Marble Hornets and I think it was about a twenty something returning to his childhood home and recalling events that happened there. It was pretty pretentious film student fare, but I helped out for a few days before my summer classes started, and a few rare occasions after that. “

Il giorno dopo crea la pagina YouTube Marble Hornets, e il giorno dopo ancora, il 20 giugno, carica il video introduttivo e il primo filmato che ha ritrovato dalle cassette di Alex.

Si tratta dunque di un’esperimento che gioca con il mezzo-internet e ne valorizza le caratteristiche, trasformandole in protagoniste della mise en scène. È dunque legittimo pensare di definire Marble Hornets, più che una web-series, un ARE come già detto, quindi un formato che si distingue dall’ARG (Alternate Reality Game) solo per l’assenza di una diretta interattività dello “spettatore”, che non può intervenire nel corso degli eventi. Sta in ogni caso allo “spettatore” – che da ora in poi definiremo più precisamente “navigatore” – decidere quando e come vedere i nuovi filmati, e con che tempi ricostruire la timeline degli eventi online. Infatti Jay/Troy ha sempre pubblicato nuovi aggiornamenti sia su YouTube sia sul forum somethingawful già nominato sia su Twitter. Non stupisca dunque che Marble Hornets venga definita come anticipatrice tra le più definitive e longeve della serialità binge-watching di era netflixiana: per quanto uscita nel corso del tempo tramite frammenti, Marble Hornets richiede un’attenzione da parte dello “spettatore” che è più quella di un “navigatore”, appunto, cioè di qualcuno che intervenga attivamente nella propria filiazione dell’opera, e sulla modalità in cui questa filiazione possa avvenire.

Questo ripiegamento inevitabilmente teorico a cui erano costretti i fortunati che seguirono Marble Hornets in diretta fra il 2009 e il 2014 costringe il “navigatore” a porsi numerose domande rispetto agli eventi di cui fa esperienza. Infatti, nonostante si tratti di una alternate reality, si tratta comunque di un’esperienza che attiva “realmente” la propria percezione, la propria attenzione, e che dà una forma precisa alla possibilità del “navigatore” di diventare soggetto paranoide protagonista dell’opera stessa. Si dice paranoide perché, come dimostra lo stesso Marble Hornets, gli spazi del web sono, nella loro fittizia bidimensionalità, strumento di paura, intendendo per paura in questo caso la pura possibilità fisica di un accadimento.

La figura fantasmatica che regna nella serie, e che è la nemesi di tutti i personaggi, è l’Operatore, chiaramente ispirato alla figura di SlenderMan nata nel 2009 stesso per mano di Eric Knudsen, che modificò per un contest la figura di un uomo in giacca e cravatta in un mostruoso gigante privo di volto, con dei tentacoli fuoriuscenti dalla schiena e dai presunti desideri pedofili. È Marble Hornets però che si rende responsabile della diffusione, nell’immaginario collettivo, di questa terrificante figura, privandola sia dei tentacoli sia dei comportamenti spiccatamente pedofili. Dalla semplice constatazione delle date appare evidente come la struttura visiva di Marble Hornets, cioè a dire un POV (tra i più puri e coerenti mai realizzati), ha influenzato direttamente i videogiochi che cominciarono a diffondersi dal 2012 (Slender Man: The Eight Pages), giochi per computer in cui in prima persona bisognava affrontare, in un’ambientazione boscosa, la strisciante e subdola figura dello SlenderMan. Pur non ritrovandoci a comandare i personaggi di Marble Hornets, ci ritroviamo fattivamente nei loro occhi a vivere l’esperienza diretta con la creatura. Di fatto, è come assistere a un video gameplay su YouTube, ma le dimensioni reali e “videoludiche” si trovano pericolosamente a collassare l’una sull’altra.

Questa necessità “analitica” da parte del navigatore in Marble Hornets è di riflesso nella struttura stessa della serie. Il protagonista, Jay, comincia a pubblicare dei video su YouTube in cui o ripropone ciò che ha trovato in delle videocassette, o in cui monta materiale che ha filmato lui stesso e che fa parte direttamente dell’indagine. L’approccio di Jay è quasi filologico: recupera le cassette, cerca di posizionare i filmati in una timeline ben precisa, e li confronta per riconoscere la disposizione topografica dei luoghi.

Fin dalla definizione di Alternate Reality Experience appare evidente che il video non vuole essere “finta realtà” come lo furono esperimenti come The Blair Witch Project (padre putativo di Marble Hornets e dell’80% dell’horror found footage) o addirittura Ghostwatch del 1992: nel 2009, lo sguardo dello spettatore o navigatore che sia è sufficientemente smaliziato per capire che è tutta finzione. Eppure come per The Blair Witch Project la serie di Wagner DeLage e Sutton intuisce qual è il campo in cui un’eventuale falsa informazione deve essere diffusa, cioè a dire il web, e soprattutto intuisce come la struttura del web si addica perfettamente a questa ricostruzione fittizia.

Presupposto questo, i filmati appaiono tuttavia assai realistici. Il navigatore è immediatamente chiamato in causa perché responsabile diretto, in quanto testimone dei fatti. La voce narrante è sostituita da una serie di scritte che avvertono su ciò che abbiamo visto o staremo per guardare, sempre in maniera molto secca e priva di sensazionalismi.

Tra l’altro il mancato intervento diretto del navigatore, per esempio il non rivolgersi alle autorità in prossimità degli eventi più violenti e oscuri a cui assiste, richiama alla mente l’idea di un ruolo quasi sadico e voyeur da parte dello spettatore/navigatore del Terzo Millennio. Ed è indice della velenosità del found footage del terzo Millennio. Questo inevitabilmente accresce il coinvolgimento del navigatore, e ne accentua la paranoia con cui lo stesso assiste ai filmati.

(Le ultime scritte che appaiono alla fine della prima stagione della serie sembrano sottolineare il senso di frustrazione del “navigatore” incapace di intervenire davvero nel corso degli eventi)

Lo spirito analitico di Jay nasce, come già detto, dal confronto continuo fra le tapes, che come vero e proprio “found footage” vanno costituendo i pezzi di un puzzle che sembra impossibile ricostruire del tutto, un puzzle in cui manca sempre qualcosa, e in cui il paranormale sembra esprimersi prima in maniera puramente diegetica, e poi financo su strati extradiegetici. Un esempio lampante di ciò è il canale YouTube ToTheArk, che aprì contestualmente a una delle prime “entries” di Marble Hornets, e in cui venivano caricati video di risposta alle indagini di Jay, video pieni di minacce e di immagini psichedeliche. I filmati di ToTheArk sono pura avanguardia visiva, che ambiscono al creepy deformando le immagini già viste nei filmati di Jay, riarrangiandole, de-costruendole e sovrapponendole in piccoli deliri di solito della durata di 30 secondi. Sembra quasi che ToTheArk – la cui identità non viene mai rivelata – possa essere l’incarnazione stessa dello SlenderMan, o il web stesso, che conosce tutte le informazioni contenute nei filmati di Jay e le rielabora come lo farebbe un algoritmo rotto, o come lo farebbe l’inconscio della mente umana.

Marble Hornets si dilunga per più di 9 ore nel tentativo di tracciare il percorso di Jay, che negli intermezzi fra una stagione e l’altra (tre stagioni in tutto) è vittima continua di de-localizzazioni e ri-collocazioni. Questo è particolarmente evidente tra la prima e la seconda stagione: dopo essere rimasto definitivamente invischiato negli eventi misteriosi inerenti Alex e l’Operatore, Jay si accorge che i luoghi cominciano a comportarsi in modo differente, a non rispettare più le leggi base della fisica. Il loro contravvenire alle leggi fisiche corrisponde letteralmente con il fallimento della macchina da presa: due telecamere che inquadrano una porta nello stesso momento potrebbero mostrare eventi completamente diversi.

(Due videocamere poste a inquadrare la stessa porta da un lato e dall’altro smettono di riprendere lo stesso evento: la realtà è letteralmente spezzata)

E ancora: all’inizio della seconda stagione, Jay si sveglia in una camera d’albergo che non conosce, inconsapevole di quanto gli è avvenuto, e scopre che lui stesso ha lasciato a se stesso delle riprese che documentano gli eventi dei sette mesi trascorsi senza alcuna documentazione. Intanto, il suo stesso account YouTube comincia ad essere hackerato, andando a minare la fiducia del “navigatore” nei confronti dello stesso Jay con dei filmati diversi e confusionari, che sembrerebbero indirizzare l’indagine su vettori indesiderati. In più, le persone più vicine ad Alex ai tempi delle riprese di Marble Hornets cominciano a tornare quasi come fantasmi.

Mentre ricolocchiamo le tapes dei sette mesi “di buio” in una timeline che abbia un senso – andando alla base del concetto stesso di flashback – scopriamo i luoghi in cui avvengono tutti gli eventi, e in cui si consumano le apparizioni dell’Operatore: la Red Tower, il Rosswood Park, la casa di Tim, la Benedict Hall, il Tunnel, l’Ospedale. Ogni luogo viene visto e rivisto come se dovesse essere esplorato da tutti i punti di vista possibili, come se dovesse essere indagato e sviscerato. Ma così come i filmati di ToTheArk, i luoghi non rispettano le loro posizioni, le logiche topografiche cominciano ad evadere i loro confini, finché con il proseguire della terza stagione sono anche i confini delle immagini a non essere più sicuri. Se da un lato le videocamere sono in grado di testimoniare tutti gli eventi esattamente come il cameraman li esperisce, dall’altro non sono in grado di spiegare le loro stesse immagini contravvenendo al principio filosofico di identità e all’impossibilità dell’ubiquità (nel tempo e nello spazio). Ne è un esempio importante la Entry #65, in cui i protagonisti diventano vere e proprie vittime di un incontrollabile e delirante flusso di immagini.

(Uno dei “teletrasporti visuali” all’inizio della Entry #65 è segno della realtà porosa e sempre più impercepibile dell’universo Marble Hornets)

Alla fine l’Operatore diventa il vero regista di tutte le indagini di Jay. Disinteressato alla morte dei protagonisti, ma al loro lento assoggettamento, questo mostro – che potrebbe definirsi il Fantasma dell’Era Digitale per eccellenza – si infiltra letteralmente fra le immagini, le prive di corporeità e cerca di ri-contestualizzarle ontologicamente nel “direttamente percepibile”, riversando il virtuale nel reale, trasformando le possibilità in plurime realtà contemporanemente presenti e in mutuo contrasto. Le skews che segnalano la presenza dell’Operatore diventano un vero e proprio squarcio nella realtà filmata, e sembrano deformarla per esporla a nuove possibilità.  Il fuoricampo sfida il concetto di immagine e di web, diventando addirittura l’interfaccia della pagine YouTube in cui ci troviamo per vedere il filmato di Marble Hornets, come avverrà in Gonjiam: Haunted Asylum di Boem-sik Jeong nel 2018. Il mondo diventa letteralmente la composizione di infiniti potenziali occhi scrutanti, come sarebbe avvenuto in The Den di Zachary Donohue nel 2013. E la realtà non sarà più grado di distinguere oggettivo e soggettivo, come sarebbe successo in As Above So Below di John Erick Dowdle nel 2014.

Marble Hornets è una delle opere audiovisive più importanti del Terzo Millennio.

 

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