Speciale Berlinale 69: “Mid 90s” di Jonah Hill

“Mid 90s” di Jonah Hill
Il film d’esordio di Jonah Hill al Festival di Berlino 2019

L’affresco tutto anni ’90 dell’iconico attore di “The Wolf of Wall Street” e degli Jump Street, esordio dietro la macchina da presa, si rivela essere uno spaccato sulle mancanze, sugli spazi da colmare, su vuoti che ridondano.
Ammiccando al Van Sant di “Paranoid Park”, nonché al seminale “Ken Park” di Larry Clark, la semplice storia di integrazione di un ragazzotto, aspirante skater, diventa una più ampia finestra sui passaggi, sulle transizioni in costante movimento (su uno skate, non a caso) della frenesia a stelle e strisce.

Seppur senza grandi trovate registiche, la struttura di Hill ha un suo. timido, discorso: la fretta del piccolo Stevie (Sunny Suljic, attore e skater) è la stessa della camera di muoversi, esplorare, carpire; un amico di Stevie sta girando un documentario a tal proposito, e allora tutto può diventare sguardo, senza particolari soluzioni teoriche, ma con un occhio attento ad osservare senza intralciare, lasciandosi andare all’occasione ad un sincero affetto nei confronti dei suoi caratteri. Tra ricerca di un’identità, tanto dentro il microcosmo famigliare quanto negli ampi spazzi per aspiranti skaters, allegoria di un mondo distante ma, per i giovani protagonisti, unica fonte di vita (quindi d’immagine, grazie a un finale assai eloquente in tal senso).

Un film non nuovo, non particolarmente stratificato, ma genuino, di cuore.

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