Sicilia Queer Film Fest IX – Uno sguardo alle nuove visioni più interessanti.

Climax, Gaspar Noè 2018

È curioso come, nello stesso anno, due grossi autori del panorama audiovisivo contemporaneo abbiano modellato la propria poetica cinematografica con la danza.

Noè e Guadagnino, entrambi i cineasti hanno rintracciato nella danza il significante ideale per la materia audiovisiva, materia che è ontologicamente è immagini e suoni in movimento, quindi, è già da sé danza virtuale ed ologrammatica.

La danza come vettore di riscoperta carnale ed identitaria, che nel Climax di Noè, diventa assuefazione e distruzione lisergica, una danza che ha come obiettivo finale la morte, che in questo caso è afflato di libertà e rivendicazione di una generazione di giovani.

La forma stessa dell’opera aderisce all’idea di movimento allucinatorio, dai lunghi piani sequenza ai dinamici tagli di montaggio, fino alle inquadrature rovesciate. Ma al centro della materia filmica c’è il corpo, che immerso nella danza viene mutilato, drogato, corrotto, spinto oltre i suoi limiti, tramite una palpazione costante dell’occhio cinematografico.

Il sabba allucinato deschematizza anche ogni significato canonico, Noè immerge icone grafiche, scritte e titoli di testa, rendendoli significanti e sovvertendo il suo ordine: anche loro sono allucinazione ed espressione della pulsione vitale espressa.

Con Climax, Noè continua rigidamente a cementare la sua poetica, sfiorando nuove vette di maturità, con equilibrio ed una forte coerenza interna, piegando la materia audiovisiva a contaminazioni di svariato tipo.

Diamantino, Gabriel Abrantes, Daniel Schmidt 2018

Diamantino è un calciatore dalle dubbie capacità intellettive, ma dalle grandi doti calcistiche, tanto da diventare il calciatore più pagato ed amato, nel mondo fittizio raccontato da Abrantes.

Ma Diamantino è anche l’archetipo ideale dell’icona pop nel contemporaneo, che per un errore sportivo viene rapidamente trasformato da eroe nazionale a vittima da meme, attraverso la famelica macchina mediatica.

Abrantes riflette sui simboli dell’immaginario, contesi tra pubblico e privato, e strumentalizzati da tendenze e movimenti politici, manipolati e disumanizzati, tanto da essere alterati anche fisicamente.

Il regista portoghese, nel suo primo lungometraggio, ruba e contamina, da Malick a Kubrick, passando per la slapstick comedy, e ne fa un racconto surreale ma tremendamente contestualizzato al presente, premendo sulla satira grottesca ed a tratti demenziale, spalmando referenze al presente europeo: dalla questione sull’immigrazione, alla follia calcistica, fino ai movimenti nazionalisti e le tendenze antieuropeiste.

Cassandro The Exotico! , Marie Losier 2018

Guardando al cinema di Marie Losier, tra corti e lungometraggi, si ravvisa subito l’intenzione di raccontare attraverso la forma cinematografica: fuori fuochi, zoom, artifizi visivi, montaggi discontinui, è il cinema stesso a diventare i personaggi scelti dalla regista.

Anche in Cassandro The Exotico, lungometraggio del 2018 sull’eccentrico wrestler drag queen Cassandro, è evidente il rapporto tra forma cinematografica e personalità umane.Tra dialoghi su Skype, riprese di spettacolari scontri di wrestling, fino a delicati momenti di intimità domestica, l’eterogenea e sbilenca forma cinematografica aderisce perfettamente al corpo del protagonista, martoriato, ferito e reciso, ma solidamente ancorato alla carne di Cassandro.

Nella sua durata, il  documentario ha qualche cedimento di ritmo al suo interno, ma  esplode nel suo funereo finale, dove rito, spettacolo e folklore celebrano la persistente dimensione Queer dell’esotico Cassandro.

Golem, Etrio Fidora 2018

Prima di parlare del film in questione voglio fare una premessa: ho collaborato, seppur a distanza, con la creazione di questo corto e l’ho seguito, passo dopo passo, nella sua elaborazione, essendo amico del suo Autore; in ogni caso, spremendo la mia obiettività, reputo che il film abbia più di un motivo per cui vale la pena discuterne.

Il cortometraggio è la rielaborazione del mito ebraico del Golem, che in un presente sempre più digitalizzato diventa il nostro Io virtuale, la proiezione delle nostre volontà, che fluiscono dalla psiche alla nuova comunicazione.

Per ingabbiare il protagonista e condensarlo in questa dimensione altra, in questo non luogo multidimensionale, il regista Etrio Fidora, gioca con i formati, passando dai 16:9 fino allo stretto formato Instagram, social fondamentale per il percorso di consapevolezza del protagonista.La digitalizzazione quindi, trattata non come strumento di repressione ed escapismo ma come percorso di raggiungimento ad una nuova consapevolezza del sé, nascita di un’altra protuberanza carnale e fisica, un nuovo arto che porterà il represso protagonista a riscoprirsi ed esplodere vitalmente.

Pur con le necessarie ingenuità di una prima opera figlia di un lavoro scolastico, questa rielaborazione del Golem è un modo intenso ed efficace di guardare alle nuove dimensioni postumane, senza filtri morali e limiti critici.

Davide Truchlec

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