Speciale Festival di Venezia 76 – “Ad Astra” di James Gray

Il nuovo film dell’autore americano in concorso alla 76esima Mostra del Cinema.

To the stars. Si apre così, il film, già diretto alla sua meta. Obbligato tassello del viaggio di Gray tra i generi e le forme del (suo) cinema, lo spazio (galattico e non) è in definitiva il protagonista dell’epopea interstellare di Roy McBride (Brad Pitt), novello Ulisse alla ricerca di un padre lontano tanto nei piccoli e intimi spazi di casa, quanto nei tempi drasticamente distanti del nostro sistema solare. E ciò è subito chiaro sin dalle prime battute: Pitt sta ispezionando un potenziale malfunzionamento nell’antenna spaziale ove si trova con l’equipaggio, quando una tempesta elettrostatica, risalente ad una reazione all’antimateria nei pressi di Nettuno, fa esplodere la parte superiore sino a far cadere il protagonista: non sono le stelle, la destinazione, ma la terra, un habitat, l’incerta casa di chi ha perso l’indirizzo del proprio percorso. Insieme a lui, lo stesso Gray si inoltra alla ricerca della posizione dell’uomo nell’universo, ripercorrendo al contempo le sorti delle più recenti peripezie fantascientifiche contemporanee, tracciando di essa i segmenti più adrenalinici come i pirati nella parte oscura della superficie lunare o le scimmie modificate geneticamente in una navicella norvegese, rarefacendosi sempre di più con l’avvicinamento alla meta, ad un padre creduto morto da tempo, Clifford, interpretato da un “mitico” e auto-cosciente Tommy Lee Jones.
Ed è proprio nell’arrivo alle porte di Nettuno che il nostro, giunto alla fine della propria Odissea, comprende il senso di un viaggio che malickianamente lo ha condotto al suo spazio nell’universo, ad una posizione in un mondo che non ha più confini o segreti, il cui unico completamento, come dell’intera filmografia di Gray, è il collasso, l’implosione (anche tecnica, nel passaggio al controcampo, nei tempi dissolti e risoluti, nelle meccaniche drammaturgicamente inutili di un’astronave presto abbandonata) del tutto anticlimatica di un concetto che ha accompagnato il cinema tutto nella quasi totalità del proprio percorso storico.

Ad Astra, alle stelle, è un poema sulla Storia, sulla discussione di miti e capisaldi di un immaginario (al cinema, quello interstellare) che si contrae e torna al principio, al grembo, all’austera e rigidissima, minimale rappresentazione di un individuo. To the stars.

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