Speciale Festival di Venezia 76 – “Adults in the room” di Costa-Gavras

Il nuovo film del regista greco nella sezione Fuori Concorso di Venezia 76.

<<E’ ora di smetterla di fare film che parlano di politica. E’ ora di fare film in modo politico”>>.
Così Jean-Luc Godard nella monografia di Farassino, quasi un ventennio addietro. Costa-Gavras, che è da sempre assai legato al contenuto politico della sua rappresentazione, non ascolta la prima parte e sceglie di affrontare dirimpetto una delle pagine più buie della politica europea del nuovo millennio: la crisi greca.
Dall’ascesa di Syriza fino alla resa ai poteri forti cerchio-stellati, il viaggio del regista ellenico si focalizza sui luoghi, gli spazi del discorso e dell’azione, alla maniera di una moderna agorà che consulti l’intero dei suoi partecipanti, senza alcuna omissione, giocando sul reportage quasi thrileristico di tutti gli elementi, mostrando, come mettesse in scena una tragedia greca, tutti i personaggi del panorama politico europeo legati alle sorti del suo paese. Mai staccandosi da loro, sempre aggressivo e col fiato sul collo dei burocrati del vecchio continente, Gavras progressivamente isola i personaggi che reputa colpevoli, li blocca, li incastra ora con una giostra di dissolvenze incrociate, ora con primissimi piani sui sussurri, controcampi di quelle info-grafiche animate che propedeuticamente avevano illustrato la disastrosa situazione economica del paese. Capace di distinguere la parola-spettacolo da quella d’onore, utilizzando coscientemente il filtro televisivo, che fosse di un notiziario o di una trasmissione in diretta da tablet, l’autore sembra al contempo capace di un reale discernimento dei caratteri, che lo guidano sin verso un’analisi lucida e temperata del cataclisma socio-economico che ha colpito il suo paese quasi un quinquennio addietro, prendendo una posizione ferrea nei confronti dei partecipanti al gioco, senza risparmiarsi , e sul piano del “reale” trapelato da inchieste e indiscrezioni, e su quello finzionale, che esalta la mediaticità dei protagonisti politici presi in esame e le mette in scena come attori tragici, artefici ma anche vittime di un destino che lo spettatore già conosce, ma del quale volentieri scruta le labirintiche strutture parlamentari, le stanze accoglienti di un ufficio o le tavole addobbate in domicilio. Senza mai rinunciare ai nomi reali (spesso di persona) dei vari politici stessi.

Rivelando la natura teatrale del fare politico contemporaneo, Gavras, che in conclusione sceglie la via che fu del di Petri “Todo Modo”, porta al cinema il dramma della messinscena politica nella sua forma più gioviale e farsesca, senza piangersi addosso, ma con tanto rammarico per una partecipazione negata, cantando l’elegia di una democrazia svuotata del suo significato.

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